Quali competenze cercano le imprese? Cosa dicono i dati di Excelsior e ISTAT

Il titolo di studio non basta più: cosa dicono i dati

Quali competenze chiedono oggi le imprese italiane? Per rispondere non servono opinioni, ma dati: quelli del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere, del Ministero del Lavoro e dell’ISTAT. Il quadro che emerge è chiaro: il titolo di studio resta importante, ma da solo non basta più. Le aziende e i datori di lavoro cercano persone che, oltre ai titoli, abbiano competenze reali, capacità operative e un approccio già vicino al lavoro concreto. Non basta più dimostrare di aver studiato: bisogna dimostrare di saper fare. Questa tendenza emerge con chiarezza anche dai dati istituzionali più recenti sul mercato del lavoro e sulla formazione.

Il quadro tracciato dal Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere mostra che nel 2025 le imprese considerano centrali le competenze trasversali, green e digitali, mentre la formazione del personale viene indicata come leva principale per accompagnare i cambiamenti organizzativi e produttivi. Nello stesso tempo, sempre Excelsior segnala che oltre la metà dei laureati e dei diplomati ITS richiesti dalle imprese risulta di difficile reperimento. Il dato è molto significativo: il problema non è solo avere candidati con un titolo, ma trovare persone con preparazione realmente adatta alle esigenze operative delle imprese.

Competenze richieste dalle imprese secondo Excelsior e ISTAT – OPERA Centro Studi

Ministero del Lavoro e ISTAT: la formazione come leva di competitività

Anche il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, attraverso il Fondo Nuove Competenze, riconosce in modo esplicito che le imprese hanno bisogno di sviluppare nuove competenze per affrontare transizioni digitali, ecologiche e nuovi modelli organizzativi. In altre parole, è lo stesso quadro istituzionale a confermare che oggi il lavoro richiede aggiornamento continuo e capacità concrete, non una formazione solo formale.

Il tema è confermato anche dall’ISTAT. Nel report sulla formazione nelle imprese, l’Istituto rileva che nel 2020 il 68,9% delle imprese italiane con almeno 10 addetti ha svolto attività di formazione professionale, e che la formazione ha avuto un ruolo fondamentale nei processi di trasformazione organizzativa e tecnologica. Questo dato dice una cosa molto chiara: le imprese investono nelle competenze perché sanno che senza persone preparate non si cresce, non si innova e non si resta competitivi.

Per chi cerca lavoro, il messaggio è semplice ma decisivo. Oggi non conviene scegliere un corso solo perché rilascia un attestato. Conviene scegliere un percorso che insegni attività concrete, linguaggio professionale, metodo di lavoro, casi pratici e strumenti davvero spendibili in azienda o in uno studio professionale. È questa la differenza tra una formazione che resta sulla carta e una formazione che aiuta davvero a entrare nel mondo del lavoro. Questa impostazione è coerente anche con l’approccio promosso dalla Commissione europea, che collega occupabilità, apprendimento continuo e sviluppo delle competenze lungo tutto l’arco della vita.

Perché conta più ciò che sai fare del titolo

Per questo motivo, oggi più che mai, il valore di un corso non si misura soltanto dal titolo finale, ma dalla sua capacità di trasformare lo studio in competenze vere. Le aziende cercano persone che possano inserirsi più rapidamente, comprendere i processi di lavoro e offrire un contributo concreto. Ecco perché una formazione pratica, chiara e orientata al lavoro reale rappresenta oggi una scelta molto più utile di un semplice “pezzo di carta” (UNIONCAMERE).

I corsi di OPERA CENTRO STUDI nascono proprio con questo obiettivo: non limitarsi a rilasciare un titolo, ma aiutare gli allievi ad acquisire competenze operative, capacità vere e strumenti immediatamente spendibili nel lavoro. Per chi vuole prepararsi seriamente e non solo formalmente, una formazione concreta è oggi la scelta più intelligente.

Le competenze più richieste negli uffici amministrativi

Quando si passa dai grandi numeri al lavoro quotidiano di un ufficio, le competenze richieste diventano molto concrete. Nell’area amministrativa le imprese cercano soprattutto tre famiglie di abilità.

  • Competenze tecniche: registrazioni contabili e prima nota, gestione di fatture attive e passive, elaborazione di cedolini e contributi, conoscenza delle principali scadenze fiscali e previdenziali. Le trovi descritte negli articoli su cosa si impara in un corso di contabilità e su cosa fa l’addetto paghe e contributi.
  • Competenze digitali: uso dei gestionali contabili e paghe, fatturazione elettronica, fogli di calcolo, archiviazione digitale dei documenti e un uso consapevole degli strumenti di intelligenza artificiale.
  • Competenze trasversali: precisione, riservatezza, organizzazione del tempo, rispetto delle scadenze e capacità di comunicare in modo chiaro con colleghi, clienti e consulenti esterni.

È la combinazione di questi tre elementi che rende un candidato “pronto”: le sole conoscenze teoriche, senza pratica sugli strumenti e senza metodo, difficilmente bastano a superare un colloquio.

Come colmare il divario tra formazione e lavoro

Il divario segnalato dai dati non si colma con più teoria, ma con percorsi costruiti intorno alle attività reali. Una formazione davvero utile ha alcune caratteristiche riconoscibili:

  • docenti che lavorano nel settore, come commercialisti e consulenti del lavoro, in grado di portare in aula casi e documenti veri;
  • esercitazioni pratiche sugli strumenti usati in ufficio, non solo lezioni frontali;
  • un contatto con le aziende, per esempio attraverso lo stage, per mettere alla prova le competenze in un contesto reale;
  • aggiornamento continuo, perché norme, software e procedure cambiano rapidamente.

È anche il motivo per cui molte imprese preferiscono selezionare persone già formate su queste basi: lo spieghiamo nella pagina per le aziende che vogliono assumere i nostri allievi.

Cosa fare se cerchi lavoro in ambito amministrativo

Se vuoi lavorare in un ufficio amministrativo, in uno studio professionale o in un CAF, questi dati suggeriscono un percorso preciso:

  1. individua la figura che ti interessa: impiegato contabile, addetto paghe, segretaria amministrativa;
  2. confronta le tue competenze con quelle richieste e individua le lacune da colmare;
  3. scegli una formazione pratica, con esercitazioni e possibilmente uno stage;
  4. valorizza le competenze tecniche nel curriculum, descrivendo cosa sai fare concretamente: ne parliamo nell’articolo sulle hard skills.

Il mercato premia chi sa dimostrare di saper fare: investire su competenze spendibili è la strada più diretta per trasformare lo studio in lavoro.

Fonti e riferimenti istituzionali

  • Sistema Informativo Excelsior – Unioncamere, per dati su fabbisogni professionali e difficoltà di reperimento.
  • Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, per le misure dedicate allo sviluppo delle competenze nelle imprese.
  • ISTAT, per i dati ufficiali sulla formazione del personale nelle imprese.
  • Commissione europea – Skills for Jobs, per il quadro europeo su competenze, occupabilità e apprendimento continuo.

Trasforma le competenze in lavoro con OPERA

Share This Story, Choose Your Platform!

Go to Top